milano, tangenziale ovest, ore 17 di un pomeriggio di primavera.
traffico, rallentamenti, code, macchine, vetri per terra, stress. cerco di passare sopra tutto questo con lo spirito zen fai-da-te, che cade miseramente vedendo in direzione opposta un groviglio di lamiere, macchine incastrate, pezzi sparsi, un camion infilato in un'auto, e sull'asfalto un corpo avvolto in un lenzuolo bianco. c'è vento, penso, per questo non è semplicemente appoggiato sopra ma avvolto come un sudario.
su queste cazzate rimugino, cercando di distogliere la mente da pensieri malsani, che faccia ha quel morto, qual è stato il suo ultimo pensiero, chi si è accorto per primo che non respirava più, chi lo andrà a dire ai suoi familiari, che magari sono al lavoro, sullo scuolabus, in casa a scopare con l'amante. che mente marcia.
avendo da poco fatto un incidente mi rendo conto che morire per strada è davvero un attimo, una questione di dettagli.
poi arrivo, parcheggio, mi prendo un caffè, dell'acqua, entro in ufficio e tutto si fa banale, il solito calcio/figa/traffico/meteo, com'è andata ieri sera, vado in montagna sabato, mercoledì mi dai un cambio, tutto torna banale e inesorabile.
per un attimo sono stato partecipe della fine ovvia e schifosa di un essere umano, ora riprendo la mia banale e lineare vita. tra un'ora vado a cena, non c'è tempo per le vibrazioni sottocutanee.
ho bisogno di purificarmi, ho bisogno di bulgakov.
mi inquino la mente con internet. e con lo stoxx ribasato.
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20 aprile 2010
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