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10 novembre 2007

the inevitable rise and liberation of niggytardust!












Appena acquistato e scaricato l'ultimo album (?) di Saul Williams direttamente dal suo sito con un contributo volontario di 5 $/3,50 €.

05 aprile 2007

Una Cuba poco libre

Ci si va in vacanza. Si ascolta il ritmo di una musica coinvolgente. Qualcuno va oltre: pensa all'istruzione di massa, alla sanità gratuita, ai mezzi di trasporto popolari. Poi, per chiudere il giro a volo d'uccello, sorseggia rum e Coca Cola. “Cuba libre”: così chiamano questo cocktail che entusiasma il turista e rende allegre giovani donne dalla pelle scura.

Ma Cuba è veramente “libre”? Libera dal pugno di ferro che schiaccia ogni minimo tentativo di esprimere il dissenso? L'immaginario del “Che” con il suo “hasta la victoria siempre!” e la gigantografia del Lider Maximo la fanno da padroni in un cielo che si profila denso di nubi dopo la malattia di Fidel e il trasferimento dei poteri al fratello Raul.
Cuba è diventata un unico penitenziario, una sala di tortura in cui ogni individuo perde un pezzo di libertà. Da Boniato a Combinado del Este, da La Cabaña a Guanajay, da Castillo del Principe a Pinar del Rio è un grido che si alza contro il regime castrista.
La maggior parte degli scrittori dissidenti è fuggita a Miami, negli Stati Uniti, altri ancora in Svezia e in Germania. Chi arriva in Europa, come Jorge Luis Arzola, è coperto da un piano di protezione. Chi rimane negli USA, come Angel Cuadra (presidente degli scrittori cubani in esilio) o Ernesto Diaz, racconta i soprusi della polizia politica e la storia di intere famiglie sterminate.

Ernesto Diaz. Nel suo libro “Prigionieri di Castro”, scrive “... si diressero verso il mare, spingendo coi remi mentre una piccola brezza, che soffiava da est, li aiutava ad allontanarsi dalla costa. Già si trovavano in pieno golfo, molto vicino alla rotta delle navi dell’Occidente che attraversano lo Stretto dello Yucatán, navigando alla volta del Canale di Panama.... Dapprima la motovedetta girò varie volte attorno alla zattera, illuminandoli coi potenti riflettori. Poi, si scagliarono contro la stessa, colpendo una volta e una seconda... Non servirono a nulla le grida della madre, che li implorava; a nulla il pianto disperato delle creature... L’odio fece più della ragione. Ad uno ad uno i bambini caddero nell’acqua feriti, massacrati... La mattina dopo il corpo della donna fu estratto dall’acqua quando i pescecani, attirati dal sangue, le avevano già divorato i seni e le braccia. I bambini non furono più trovati.”.
Il dramma cubano si è accentuato in questi ultimi tempi con il blocco totale dell'informazione via internet. Il regime castrista ha il controllo di tutti i siti web e providers dell'isola. Non è possibile per un privato accedere a un collegamento telematico senza essere intercettato dalla polizia politica. Chi lo fa con qualche accorgimento tecnico, lo fa a suo rischio ed è considerato nemico della Patria. Gli arresti di giornalisti web e scrittori si contano a decine.

Il 15 febbraio scorso. Il ministro per le Comunicazioni, Ramiro Valdés, dichiarò che internet “è un mezzo diabolico” e che il controllo di “quest'arma selvaggia” è indispensabile. Dunque gli arresti si sono intensificati con il ritmo di uno al giorno.
Cuba è tra gli ultimi posti al mondo per l'utilizzo della comunicazione in rete. Solo il 2 percento della popolazione possiede un computer ed è in grado di interagire. Solo l'Uganda e lo Sri Lanka sono a questo livello. Per usare una connessione è necessario recarsi nei punti pubblici, dove il controllo è sistematico. Le pene, in caso di violazione della legge sull'informazione, si aggirano sui 20 anni di reclusione per la pubblicazione di articoli su testate web straniere e 5 anni per essersi connessi illegalmente. La censura è totale.
I casi più eclatanti di scrittori e giornalisti attualmente perseguitati sono 38. Tra essi ricordiamo: Pedro Arguelles Moran (20 anni di reclusione), Victor Rolando Carmona (26 anni), Adolfo Fernandez Sainz (15 anni), Pablo Pacheco Avila (20 anni). Ma le perquisizioni, la chiusura di riviste dissidenti, gli arresti giornalieri e le violenze psicologiche sono migliaia.
Emanuele Bettini

(Peace Reporter, 5/4/07)

31 marzo 2007

ancora


Mons. Bagnasco: no a Dico, incesto e pedofili
«Se il criterio dominante è l'opinione pubblica, è difficile dire "no". Se cade l'etica, dopo i Dico saranno legalizzati incesto e pedofilia»

«Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene. Perchè dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perchè dire di no? Perchè dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perchè dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perchè poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali».

«Oggi ci scandalizziamo ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire ’no'. Perchè dire no a questo a quello o a quell’altro. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perchè non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l’uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura».
(corriere.it, lastampa.it, 31/3/07)