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14 febbraio 2023

Bill Bryson

Una passeggiata nei boschi (A Walk in the Woods, 1998)
⭐️⭐️⭐️1/2

 

 Diario africano (African Diary, 2002)
 

30 agosto 2022

Bill Bryson, America perduta (The Lost Continent, 1989)

Che spasso! Peccato per la traduzione datata. Per il resto, ironia dissacrante, amore per il viaggio e la scoperta di piccole comunità. Da non perdere 
⭐️⭐️⭐️⭐️1/2 

 

29 aprile 2020

Jovanotti, Non voglio cambiare pianeta

Molto bello, da vedere qui
Mi piace VEDERE il tuo modo di viaggiare


29 gennaio 2015

Bill Bryson, In un paese bruciato dal sole (In A Sunburned Country, 2003)

riedizione di Down Under, diario di viaggio attraverso l'australia. molto gustoso, consigliato.




08 giugno 2014

will ferguson, autostop con buddha, 1998

humour canadese in terra nipponica: un mix improbabile eppure geniale. consigliato a chi vuole fare un viaggio nel sol levante, anche solo con l'immaginazione.
★ ★ ★ ★


20 settembre 2012

estratto conto islandese

19 marzo 2012

usa 2011

...e si ricomincia malpensa saluto il Padre A330 mi stupisco dell’intrattenimento multimediale alitalia Habemus papam (★★★☆) + Into paradiso (★★☆) + musica diffusa con le cuffie usa e getta e spaccaorecchie parto (stavolta a malpensa sono solo) in ritardo arrivo in anticipo (mah!) e finalmente sono al jfk di new york. 2h coda NON per controlli non ti guardano neanche ma per schedatura coda infinita impronte digitali con scanner di tutte e 10 le dita + foto. togliere le scarpe. sempre!
air train fino a howard beach station che è a 1h di metro dalla 106ma e central park west, dove è ubicato l’astor on the park. primo impatto: l’america è fatta di immigrati che accolgono altri immigrati in un miscuglio di razze e vite. neri che parlano ispanico. quando usciamo dalla metro di merda ho central park da un lato al tramonto e palazzi di mattoni rossi dall’altro. se abitassi a ny probabilmente cercherei di stare vicino a central park. ovviamente ho la sensazione di averla già vista, questa città - dopo tonnellate di film e telefilm - e non sono ancora andato da nessuna parte. sono troppo stanco per scrivere mi si chiudono gli occhi. ho girato un’ora prima dentro il parco e poi attorno. niente cibo mi accontento un sandwich a un grocery ispanico e me ne torno in albergo. chiamo a., che sarà il mio compagno di viaggio a new york, per questa settimana. 

[stupito negativamente dalla dotazione di accessori alitalia. calzini e mascherina una volta in economy erano in dotazione con la british ora in alitalia sono solo per la magnifica]

manhattan da ellis island
11/9
niente sonno stanotte sarà stato il fuso orario sarà la cosa che russa come una segheria qui di fianco ma stamattina alle 4 ero perfettamente sveglio

[la cosa è a., nel senso che assomiglia al supereroe per stazza, > 150 kg e ovviamente si porta dietro una serie di problemi fisici. non cammina più di 10 minuti consecutivi senza sedersi, puzza come un caprone dopo ogni minimo sforzo (mi spiace ma è così), ogni tanto tiene chiusi gli occhi per un tempo che mi sembra interminabile, quando parla mi fa impressione mi sembra un invasato.]

vicino battery park
colazione al caffè del turco all’angolo, diventerà un’abitudine, world trade center blindato (hey! ma siamo arrivati al decimo anniversario dell’attentato delle torri gemelle, toh che caso), riusciamo ad avvicinarci ma non più di tanto, è tutto transennato, wall street, battery park, statua della libertà, ellis island, battello di ritorno, battery park city, world trade torri 2 e 3, metro, albergo. giro turistico giorno 1 finito, uff!
“se non la smetti di frignare finisci in new jersey (o nel nj??)” dice una signora a un bambino. la sera stravolti facciamo un giro a times square e per non farci mancare nulla ceniamo all’hubba bubba shrimp co. - turismo kitsch all’n-esima potenza. è la città.

ground zero. si sbaracca dopo le celebrazioni
12/9
[giornatina pesante, oggi. girare e stare con a. è oltremodo faticoso, se ne renderà conto anche lui. mi chiedo perché lo faccia, disoccupato da 6 mesi, a ny coi soldi contati - anzi, senza soldi, visto che nei prossimi giorni glieli dovrò prestare]

entriamo in central park. acqua terra erba sentieri viali piste ciclabili fontane scoiattoli piante animali alice in wonderland, fifth avenue rockefeller center st patrick’s, prime burger, grand central station, new york public library da fuori, bryant park - interessante, un francobollo di verde in mezzo ai giganti e la gente che cerca di appropriarsi di ogni singolo centimetro, anzi pollice, quadrato. prima saturiamo lo spazio accumulando edifici poi cerchiamo di scapparne. empire state building di sera e fuori, macy’s, ancora times square poi in hotel. adesso è qua di fianco e ancora non si è fatto la doccia ed è peggio di un aggressivo chimico. anche per come ci muoviamo, devo fare qualcosa ma non so cosa o come dirglielo.
prime burger. slj si beve una cosa dietro il bancone

13/9
a. ha deciso di dare forfait stamane, deve “riposare”, quindi in marcia da solo. come era prevedibile, non ha una grande autonomia. pare sia andato al parco e si sia fumato metà pacchetto di sigarette in due ore. mah. manco si può fumare a central park.
ancora 5th avenue e lexington, apple store, ma il cubo è coperto, stanno sostituendo i pannelli di vetro visita breve ma interessante. nazioni unite in mastodontica fase di restauro, interessante anche quello. il metropolitan ha una quantità di roba da riempire 4-5 musei. ne esco stordito. per riprendermi gelato alla vaniglia guarnito alla frutta e “passeggiata” di 40 minuti. taglio central park dove stanno allestendo il palco per bocelli e mi sparo 25 blocchi ho gli arretrati di ieri nelle gambe - senza zavorra potrei girare a piedi all’infinito. serata al meatpacking district. forse vediamo, se riesco ad accordarmi con l’amico.
times square
per fortuna ci andaamo perché chelsea + meatpacking sono molto interessanti. molti ricchioni è la comunità omosessuale di ny e per ora devo dire che le donne usa manco mi giardano. la vanità ne risente. per 15 minuti in metro di fianco ad a. e non riesco a respirare. mi sa che se se ne va a washington rimango qui. l’idea di fare 2 ore e mezza in pullman di fianco a lui non mi attrae. 

14/9
pomeriggio. chiarimento con a. doloroso odioso ma necessario (odio fare queste cose). gli ho spiegato che se continua a cambiare programma e mi dice ogni momento cose diverse mi condiziona. io non sono il suo badante. mi rendo conto di essere un poco brutale e insensibile, ho usato un minimo di tatto. infatti domani me ne vado in giro da solo e lui cerca i biglietti per spider-man il musical. così vediamo se evita pure quello. tra l’altro, dice di essere disoccupato da maggio ed è arrivato a new york con i soldi contati prestati. mah. ognuno ha le proprie priorità.
onu. aula dell'assemblea generale
comunque, mattinata con lui a coney island molto interessante, lungomare popolare deserto e old fashioned. in giro da solo, a. riposa all’ombra, dopo aver russato per un’ora in metro. più caldo che a manhattan. pranzo hot dog da nathan’s “the famous” dove fanno il 4 luglio un contest internazionale di mangiatori di hot dog: 60 in 10 minuti. un baretto vende fried oreos, che pare sia una specialità, e mozzarepa, “a combination of sweet ground corn & mozzarella cheese”. pomeriggio a manhattan flatiron ed empire state building. interessante e caro, come ogni cosa in questa città. giriamo attorno al madison square garden, ma decisamente questo coso non è fatto per essere fotografato - almeno da fuori. cena da sbarro. più turisti di così...

dall'empire state building
15/9
stamattina ad harlem da solo e màcino miglia, la popolazione afroamericana cresce del 10% ogni 10 metri già dall’“ingresso” invisibile. qui ci sono delle riserve, delle barriere invisibili. è una cosa che si nota anche altrove, negli stati uniti. di ritorno da coney island la comunità russa che sale sulla metro. spesso i neri indossano magliette di al pacino in scarface. un criminale cubano interpretato da un italoamericano diventa idolo dei neri.
ad harlem, hancock park, 0,067 acri. sembra una presa per il culo, è una aiuola, ma solo a me, perché qui il rispetto per i parchi pubblici e storici lo prendono sul serio, qualsiasi sia la dimensione. c’è tanto di targa di chi fa la manutenzione (quattro piante rinsecchite e fiori agonizzanti), la black women association.
un dripping di pollock al moma
poi columbia university. quando visito una città e mi capita di visitare cimiteri o università mi chiedo che cazzo ci sono venuto a fare. ogni volta. in metro fino allo yankee stadium che mannaggia è chiuso “per la mia sicurezza” perché stanno smontando un palco di un concerto di ieri notte. le cose che non si possono fare qui sono sempre “for your safety”. domani. domani stocazzo, non ho voglia di tornare domani in questo posto di merda (e invece...). negozio ufficiale yankees: cappellino 45 $, pallina ufficiale 25 $. esco, mcdonald, bagno e milk shake. solito gigantismo americano, il milk shake non è il solito frappè: è un bicchierone riempito all’orlo su cui mettono panna montata finché ci sta nel coperchio a cupola e un’amarena nella fessura per la cannuccia. nient’altro?
mmminghiabbbroooklynnn, ponte di
al moma. biglietto gratis grazie a un pass di seconda mano. tutti i rothko sono fuori per altre mostre. un po’ deluso + frastornato per la montagna di arte moderna. fuori mi faccio dagli arabi (indefiniti) una montagna di riso, insalata, carne di pollo e agnello, pita e salsa di yogurt. anche gli immigrati (sul concetto di immigrati negli usa ci sarebbe più di una riflessione da fare) si adeguano al gigantismo. 6 $, meno di un piano del moma.
pomeriggio. programma interrotto dalla pioggia, in camera a cambiarmi per andare a vedere spider-man.

[vedo samuel l. jackson da tutte le parti, da prime burger serviva caffè, il giorno prima in un altro locale, e per strada. truman show all’n-esima potenza.]

yankee stadium (dove si gioca il bèsbol)
bello che qui si possa fotografare qualunque cosa purché senza flash. in effetti la proibizione assoluta sempre e comunque non ha senso, non è per proteggere le opere, probabilmente è dettata da motivazioni economiche. o forse nemmeno da quelle.
0.21. di ritorno da spider-man. molto spettacolare, complesso. è il mio primo musical. ho un solo problema con la struttura limitante del musical strettamente narrazione-canzone-balletto. la gente qui come dappertutto è molto variegata, e per venire a teatro si veste dall’elegante ai bermuda. parecchi turisti. non mi è dispiaciuto lo spettacolo, ma è una cosa divertente che non so se farò mai più. 70 dolla (pagato il prezzo minimo).

davanti al guggenheim
[a parte qualche blackberry, il resto dei metropolitani ha soprattutto iphone. credo di aver visto più della metà dei passeggeri che usava un iphone 4, pochi altri aggeggi asiatici, i poveri col nokia e qualche “vecchio” modello con tastiera fisica, motorola e simili. mi sembra che qui nascano più facilmente mode e tendenze, come per i cuffioni “b” o gli auricolari bicolori o come quelli che corrono col lettore mp3(/ipod/iphone) in mano, pochi con la fascia da braccio. ma come si fa, manco fossimo nell’era walkman.]



16/9
ground zero in costruzione
mattina a chinatown/little italy preparativi per la festa di san gennaro. italianità esibita tricolore festoni salsicce oreo fritti mozzarepa odori sapori rumore folla storpiature nostalgia di posti probabilmente mai visti fiera di paese + tribeca. saluto a. che se ne va (grosso compagno di viaggio part-time) in albergo a prepararsi a tornare in italia, circa 9 ore prima della partenza. da qui fino a dopodomani da solo. me ne torno nella lower manhattan, mi sposto verso il pier 17 e mi dirigo verso il ponte di mmminghiabbrooklynn.

[ancora ossessionato da figure ricorrenti. s.l. jackson dappertutto. e 50 cent, ma meno. oggi samuel-50 3-1]

[e anche omosessuali. vedo omosessuali dappertutto. forse perché sono al greenwich. un po’ è oggettivo, se vedi 2 uomini che si baciano, un po’ forse sono fissato io. ma secondo me no.]
little italì

[a questo proposito (a):
ho avuto un’interessante discussione con a. circa il matrimonio omosessuale - introdotta da lui, tra l’altro - oddio, interessante, è la solita - in cui lui affermata che è una pagliacciata, che non vede perché dovrebbero sposarsi, che “per loro, per il loro bene” non dovrebbero fare una cosa del genere e poi “il boa di piume che abbiamo visto a times square l’altra sera, mamma mia, ma che scherziamo” e bla bla bla. 
harlem
io al contrario dicevo che 1) a parte il fatto che il boa rosa il tizio lo indossava unicamente per attirare l’attenzione della gente perché doveva distribuire buoni sconto per uno spettacolo e non era affatto detto che fosse “ricchione”; 2) a me che i gay si sposino o meno non interessa, non sono affari miei e non vedo perché si debba essere “noi” (inteso come società/opinione pubblica, indefinita indifferenziata ed eterogenea) a decidere per “loro” (= omosessuali); 3) non sono sposato, la mia famiglia sono io, non penso al mio matrimonio etero (o presunto tale), figurati se mi prendo il disturbo di rendermi parte attiva e impedire il tuo o il loro. al solito, non capisco quale aspetto del matrimonio tra due persone dello stesso sesso infastidisca così tanto. sono due uomini o due donne? e allora? per caso ti hanno mai chiesto o pensi ti chiederanno mai di prendere parte alla loro vita sessuale? quale parte della cerimonia, della relazione o della loro vita amorosa/di relazione/di coppia non ritieni naturale? e anche se fosse, perché il tuo parere dovrebbe contare al punto di negarglielo? cosa c’è di più naturale di 2 persone che formano un nucleo famigliare? non possono fare figli? tu quanti ne hai? questo/i ti dà/nno diritto gli altri di formare una famiglia? perché a decidere delle sorti degli omosessuali debba essere uno che per definizione (in teoria) non può formare una famiglia, scopare e quindi fare figli? naturalmente, il fatto che a. indossi un paio di occhiali che a me paiono da donna e che usi un telefono di hello kitty e che sia contrario ai matrimoni gay non è stato menzionato in quanto non pertinente. non sto aggiungendo pregiudizi ai pregiudizi.
the new york times
a questo proposito (b): 
gay anche afroamericani in metropolitana. è meno frequente incontrarne in giro]

bello il ponte di mmminghiabbrooklynn, molto scenografico. peccato che a. non abbia voluto vederlo perché “massì, ho già visto il golden gate a s. francisco che è pure più bello, questo non mi interessa”. perché non gli interessa il guggenheim? “massì, picasso ho già visto il museo a barcellona”, anzi, “in spagna. modigliani? ho già visto la mostra a milano, van gogh ho già visto il museo ad amsterdam, più o meno sono sempre le stesse cose, no?” no. prima anche per little italy era propenso a non venire perché non gli andava di infilarsi in mezzo alla ggente e il casino e “tutteecose”. poi gli è venuta fame . il metropolitan? “ho visto il british che è lo stesso genere anzi meglio e pure gratis”. non mi è venuto in mente di proporgli il museum of sex (anche perché non mi interessava, tanto è sempre la stessa cosa...), sarebbe stato interessante sentire la sua risposta.
golden gate, san francisco. minchia se balla
ri-prendo la metro, al guggenheim scopro che chiude di lì a un’oretta e mezza, bestemmia, decido che non mi basta, ci tornerò domattina, intanto a piedi fino agli east docks di nuovo attraverso la 56ma fino al carl shurz park (volevo sedermi sulla stessa panchina di ed norton) ri-torno a piedi sulla metro 4-5-6 fino alla 14ma, cena nell’east village, per la precisione fuori da otafuku sulla east 9th street tra 2nd e 3rd avenue. seduto su una fioriera a masticare un combo di takoyaki e yakisoba. la roba gommosa e dolciastra attorno al polpo non è male. stranamente mi sono destreggiato niente male con le bacchette. di solito dopo 8 secondo mi innervosisco e infilzo il cibo con rabbia come se dovessi ucciderlo di nuovo.
sulla via del ritorno entro in una gelateria “italiana” e mi prendo 1 cono. come temevo non vale i SEI dollari e non sono soddisfatto. però ogni tanto bisogna essere indulgenti con se stessi, e poi dopo il cibo asiatico avevo il palato perplesso. per fortuna sulla quinta (a piedi fino a union square e poi lungo broadway) vedo eataly e ho la buona idea di entrare. il primo vero espresso dopo una settimana. 2 dollari spesi bene.
alcatraz
sulla 34th entro in metropolitana (altra buona idea) e torno in albergo. le gambe ringraziano, oggi ho consumato le scarpe. e le spalle con la borsa della macchina fotografica.
prima notte in albergo senza la cosa di fianco. stasera niente tappi.

17/9
giorno di trasferimento. ma anche di visite turistiche da ultimare.
guggenheim museum, edificio incredibile, perfettamente studiato per ospitare quadri e sculture di dimensioni piccole e medie. ma la mostra temporanea non è di mio gradimento.
whitney museum, arte americana moderna e contemporanea, delusione. 
da apprezzare anche questo edificio a forma di scala rovesciata. pranzo in metropolitana a raggiungere lo yankee stadium. sono testone e ho un conto in sospeso dall’altro ieri.
la nebbia di sf
guggenhein e whitney, 18 $ ciascuno, yankee stadium 20 $. ovviamente ho apprezzato di più lo stadio. il posto perfetto per assistere a uno spettacolo sportivo. che io non ho visto, purtroppo. sentire l’odore della terra rossa è stato emozionante.
saltato completamente brooklyn, vista solo attraverso i finestrini della metropolitana e la gente che saliva. grave mancanza.
bye bye new york. addio o arrivederci?

18/9
ho perso la penna blu. spero sia in valigia, di questa ho perso il cappuccio. ieri a ny ho fatto un casino con le metropolitane tra local ed express, alla fine m’è toccato prendere il taxi per andare al jfk. 50 $ + mancia, tutto sommato onesto. 
chinatown turistica
sono al jfk. questo aeroporto mi fa cagare. altre 5,5 h di volo + 3 di fuso orario. qui programmano i voli aggiungendo un’ora così non sono mai in ritardo. come in irlanda con i treni. volo di 5,5 ore effettive, nel biglietto 6,5, così ce ne stiamo 20 minuti ad aspettare sulla pista una volta atterrati a s. francisco.
arrivo e vedo m. + f.! 
sono contento di vederli e loro sembrano (ovviamente contenti di vedere me, ma anche) felici di essere qui. il nastro dei bagagli è fuori dall’area riservata. fiducia nel prossimo, perché chiunque potrebbe entrare e prenderli. boba tea, bernal heights salendo al buio su una cazzo di collinetta panoramica, e siamo di notte. casa loro, doccia e nanna. sono distrutto, avrei dovuto togliermi le lenti 6 ore fa. 
city lights bookstore

[giudizio su new york: positivo. c’è molta roba da vedere atmosfera viva, newyorchesi  molto più aperti e socievoli e meno scorbutici di quanto mi aspettassi in fila sulla metro attaccano bottone anche se non si conoscono. viverci? ci sono stato troppo poco tempo per dirlo. di sicuro servono un bel po' di soldi per raggiungere una soglia di vivibilità minima.]

oggi domenica giornata con m. f. e b. (k.) loro amico simpatico. andati a marina al kite family day vento prato ci siamo costruiti un aquilone di carta e l’abbiamo fatto volare + picnic + amici di b. (un po’ stronzi?) + kite grosso di m. + f. divertente. un po’ bruciacchiati dal sole (almeno yo) torniamo a casa + cena fuori con pizza gigante e 2 birre in mezzo a una clientela di omosessuali sbomballati/e e tatuati/e.

19/9
moscone center
accompagnato m. al lavoro, f. mi porta a el camino (lincoln park) parto dalla 32ma fino all’uss memorial costeggio ocean beach camminare in mezzo alla natura col sole caldo e il vento fresco è decisamente piacevole (infatti alla fine della giornata sarò ancora più rosso, soprattutto sul collo). pranzo con un panino di safeway sull’oceano e le macchine che sfrecciano sulla great highway alle spalle e i gabbiani che pretendono minacciosi la loro parte del mio panino a non più di mezzo metro da me. mi inoltro per golden gate park facendo in dentro e fuori (in&out) e camminando per chilometri (facciamo una decina alla fine della giornata). passo la pagoda cinese, japanese tea garden, museo scienze naturali di renzo piano, de young museum ma tutto da fuori (sono stanco di exhibitions devo disintossicarmi), esco, university of san francisco (dei gesuiti?!?) starbucks chiama f. la raggiungo sulla 18ma parco fricchettoni spesa cena andiamo a prendere m. iperattivo a mezzanotte passata noi (io) che casc(o)hiamo dal sonno.

20/9
stanford university
chinatown & city lights& fisherman’s wharf per prenotare alcatraz c’è posto solo dopodomani giro al molo pranzo con la zuppa di boudouin pennichella al parco sotto ghirardelli square al sole si schianta dal caldo (e infatti infaccia divento sempre + nero) all’ombra tira vento e fa freschino, bus e vado fino al golden gate ci cammino sopra mi sono cagato addosso, tra le oscillazioni in verticale e il vento che ti sballotta in orizzontale. prendo 2 bus e me ne torno a chinatown scendo fino a down town tra la passeggiata e i negozi, cazzeggio un po’ e perdo troppo tempo e mi ritrovo su market street nel territorio dei zombies quando viene buio andando verso la fermata del bus passo di fianco a uno che fuma crack (credo...), una miriade di tossici senzatetto ubriachi e sciroccati che urlano a non si sa chi (tra questi c’è anche un samuel l. jackson: 1 oggi). guadagno la pensilina del bus e in 15-20 fermate sono vicino a casa di m+f, scollino e sono arrivato. stasera dopocena m. arriva “presto” dal lavoro e andiamo al bar di lesbiche. 

tram a sf
[l’altro giorno a cena ho raccontato di f. a f. mah, speriamo bene]

21/9
oggi in programma sfmoma. ma è chiuso il mercoledì. bestemmie, un’oretta al bookshop, foto al moscone center omaggio inconsapevole a steve jobs, yerba buena, giro nel financial district che non mi dice 1 cazzo, asian art museum: molto interessante anche se forse un po’ dispersivo. l’idea è quella di coprire TUTTA l’asia dal 300 d.c. a oggi. cagata alle restroom (molto comode e pulite), riposino sull’aiuola di fronte tra il museo e la city hall in mezzo agli hobo. pranzo nel centro commerciale di fianco a bloomingdale’s, passeggiata su market street, starbucks, giro turistico infinito sulla linea F (quella storica, dove girano i tram arancioni e verdi di milano. a me sono capitati quelli di... uhm, credo boston. o chicago. calata la sera si è alzato un vento gelido e dalle colline è scesa una nebbia fitta abbassando di colpo la temperatura. sembrava blob il fluido che uccide. adesso devo fare attenzione che è quasi ora degli zombie, ieri sera ero in un negozio quando è venuto buio, uscendo la città si è affollata di ubriachi/tossici e gente che stava male/urlava/litigava o tutte e tre le cose. prima di infilarmi nel bus ho avuto paura per la prima volta da quando sono a sfr.
cazzo guardi
slj: I. il guidatore del tram (afroam) interpreta il suo ruolo nell’annunciare le fermate, le intersezioni, alzandosi per far spostare la gente che sta in piedi muovendola in fondo alla vettura, suonando se qualcuno gli taglia la strada ecc. sembra il battitore di un’asta.
cena al pica pica su valencia prima di incontrarmi con f. da cha-ya nella stessa via.
c’è questo che mi piace di qua. tendenzialmente tutti si parlano e sono molto aperti e a nessuno interessa se metti i piedi sulla sedia o se ti fai i cazzi tuoi o qualunque cosa fai, chi se ne importa se vai in pigiama al coffee shop o alla lavanderia automatica è un problema tuo, anzi non è nemmeno un problema, basta che non vìoli lo spazio vitale del prossimo (circa 20 cm in usa?) tutto va bene.

banksy
22/9
non ricordo quello che ho fatto giovedì ah sì a piedi dal lavoro di m. fino al pier 33 + traghetto 10 min per alcatraz. molto interessante, luogo assolutamente inospitale a 1,5 miglia di acque gelide dalla terraferma e sfr. si intuisce la vita dura dei carcerati, delle guardie e delle loro famiglie. si ascoltano le storie delle rivolte, dei tentativi di fuga, dell’apertura e chiusura del penitenziario, dell’occupazione dei nativi americani nel 68 (1933-63 penitenziario). 26 dolla spesi bene

23-24/9
stanford + palo alto + arrivo c. e p. coppia angloitaliana di amici simpatici + simpatica serata tra amici (simpatia varia).

25/9
tombino patriottico
mattina dopo devastazione totale come previsto sveglia alle 6, 6.20 in macchina con m. verso l’aeroporto di SFR saluti 8.30 volo x JFK di 6 ore + altre 9 per milano.
di sanfra le cose che mi rimangono di più sono anche qui i forti contrasti tra ricchi e poveri, la gente che si fa le canne per strada, la pendenza di certe vie. anche qui sono aperti, l’autorità in genere non ti rompe i coglioni, anche se non hai rispettato le regole ma puoi provare che poi ti sei redento o che non potevi fare altrimenti.



distributore di fiori in aeroporto. romantico

28 giugno 2011

26 giugno








[all'aeroporto di madrid barajas - ovviamente - di ritorno da una settimana ospite di umberto e almudena (e nuno) a cabo de gata. qui a barajas sono rimasto oltre il necessario anche all'andata, quando ho perso la coincidenza per un ritardo (guarda caso) di iberia e nel weekend del vulcano nell'aprile dell'anno scorso, quando ho passato due giorni in coda ai desk di... iberia.oggi l'attesa è per una coincidenza di "sole" 5 ore per un viaggio di 3. la prossima volta a) multicompagnie, a-bis) non prendo ibe per andare a mad, b) all'andata o al ritorno potrei arrivare a malpensa un 4/5 ore prima e c) posso pensare di restare a mad qualche giorno per vederla, finalmente, sono stato solo al suo aeroporto, per il quale potrei fare da guida.]

la casa di a+u, là in fondo, oltre la polvere
umberto















la casa di a+u+n è molto bella, si vede che è stata pensata e realizzata da loro, il luogo è suggestivo, selvaggio, vale una visita. qui si sta bene ma in mezzo al nulla di un deserto rovente. umb è diventato esperto di uccelli e pesci. mi è mancata forse un po' d'autonomia, di compagnia, nonostante lo sforzo di entrambi, ma tutto sommato mi considero fortunato, non posso certo pretendere che mi dessero sempre retta e che mi incastrassero più di così tra orari di lavoro, macchine, gravidanza e malattie. già così è andata più che bene.

due malattie, anzi una probabilmente presa da leonardo, passata a matteo (che ho visto solo due giorni e che qui sembrano habitué) che l'ha passata a umberto (e che domenica sera è venuto anche a me, cazzo). mal di stomaco e febbre - un virus probably. dovrei essere abituato, ma fa sempre un certo effetto vedere mat in spiaggia sotto il sole a picco a 35 gradi col pareo addosso tipo scialle il cappello in testa perché c'è vento.
[a proposito di sole e cappello, che stupidamente non ho portato (d'ora in poi dovrò farlo perché), da questa vacanza sono ufficialmente nel club dei pelati che si scottano la stempiatura se non mettono il cappello o si impiastrano la chioma rada, la capigliatura né carne né pesce vittima del processo di desertificazione. dovrò abituarmi all'idea di rasarmi, non so se sarà un bello spettacolo, ho paura che la mia autostima ne risentirà.]

mare
incontri ravvicinati














il paesaggio è notevole, il fatto che il caldo non fosse insopportabile ha aiutato, ma non vivrei qui. troppo isolato, impone delle scelte drastiche - meglio venire per un periodo delimitato, dopo un po' impazzirei. l'auto qui è indispensabile, la necessità di prenderla per fare qualsiasi cosa è un versus non indifferente. luoghi deserti, spiagge notevoli, mare pulito e riserva marina protetta tutt'attorno al parco serre a perdita d'occhio in cui si coltiva in maniera intensiva senza terra a ciclo continuo vegetali da esportare in tutta europa. non vorrei sembrare ipocrita, ma non è questa l'idea di alimentazione che vorrei, e spero  che in futuro non diventi indispensabile. sto cercando di finire il Dostoevskji Delitto e castigo (domenica: finito. ★ ★ ☆. è che mi ha preso male) e ho letto Il valore delle cose di Raj Patel. Critica ragionata al capitalismo e all'accumulazione distorta di danaro (?). sicuramente di parte, ma agile, ben scritto e documentato. altro che naomi klein. ★ ★ ☆)
[se domani l'sda non mi consegna il pacco di amazon passo il pomeriggio a telefonargli e mandargli email. (poi è arrivato martedì porcodd...)]

da approfondire:
- corsa la mattina presto o c'è troppa polvere/troppo caldo?
- passeggiate a piedi o in bicicletta
- escursioni nel deserto accompagnati

- relax totale obiettivo raggiunto
- nuno è basicamente simpatico, leonardo lo sta diventando o lo è già. il fatto che siano interattivi contribuisce.

27 giugno
a letto, ieri notte mi sono venuti i crampi ai polpacci. niente corsa, solo colpa del caldo, urge polase. gambe appesantite tutto il giorno e stasera dopocena malessere diffuso tipico di un virus. lo stomaco si sta facendo sentire rumorosamente, un buon segno, ma la febbre è A 37,6 °C. l'ho preso anch'io, cazzo, nano di merda. nel frattempo il pacco non arriva, sono praticamente intrappolato in casa la mattina per il pacco il pomeriggio devo andare a lavorare non riesco neanche a uscire per fare la spesa.
potassio, magnesio, frutta e verdura e liquidi in abbondanza. non chiedo molto.
set duello finale Per qualche dollaro in più, Los Albaricoques
http://www.youtube.com/watch?v=_xwyUwBQkJ4

09 marzo 2011

brasil

(foto qui)

27 nov - giorno 1
partENSA malpENSA TAP airbus A330 10 ore di volo per soli 3 fusi orari si va in diagonale come col risiko. a san paolo arriviamo in ritardo + controlli (cazzo serve il metal detector e sequestrare l'acqua che scendiamo dall'aereo) perdiamo il transfer per manaus l'aereo della sera è pieno ci facciamo cambiare il biglietto. adesso dobbiamo andare a brasilia (1.000 km, 2h volo) poi manaus (altri 1.000 km). arriveremo stasera alle 23. compagni di viaggio: s. + f. sono di lodi (coincidenza), g. (mio futuro compagno di stanza) di sassari (più o meno). ritardo, piccola disavventura che condividiamo con una coppia di francesi anche loro diretti a m. nel frattempo iniziato Corpi da reato di ellroy. mucchio di ritagli di racconti, scarti, lavori preparatori per romanzi. nonostante tutto el roi c'è (★★★).

28 nov - giorno 2
il 28 notte finalmente a manaus distrutti dopo 30 ore di pendolarismo aereo milano -> lisbona -> san paolo ??? -> brasilia ??? -> manaus. albergo hotel dez de julho (.com) molto spartano 40 rs/testa (o a camera?) colaz compresa. il tizio che ci è venuto a prendere ci aveva proposto di andare direttamente a silves 300 km lui dice tre ore e mezza in realtà ce ne vogliono 5 ore l'abbiamo mandato affanculo non c'è l'accompagnatore ufficiale è malato ci accompagna un altro (in realtà non è vero, ci accompagna un pilota tipo rally con una meriva MA marchiata chevrolet).

29 nov - giorno 3
lunedì mattina colazione all'albergo non male giro a manaus interessante il teatro amazonas (dove inizia fitzcarraldo) e il porto galleggiante il resto un po' anonimo.
11.20 incominciamo il viaggio in macchina per silves dopo 2 h e mezza ci fermiamo poi altrettanto e arriviamo a una piccola chiatta per attraversare l'urubu, un affluente del rio delle amazzoni che si allarga a lago e in mezzo ce sta sta isoletta.
arriviamo alla pousada aldeia dos lagos posto molto bello vicino alla riva del fiume ben tenuto la prima impressione davvero ottima progetto riuscito con il sostegno della comunità europea, il wwf e il consolato austriaco, ospitano turisti, anzi visitatori, per far conoscere la foresta le sue peculiarità il suo ecosistema e la sua importanza, coinvolgendo e creando un circolo virtuoso.
[in brasile mi sembra di parlare sempre col gabibbo hanno tutti l'accento genovese, da un momento all'altro mi aspetto di sentire: "Belandi, qui l'agua è fría"]
visto che ci sIAMO incomincIAMO con un giro col motoscafo incontro con due tipi di delfini di acqua dolce, grigio e rosa, e un alligatore. passeggiata nel paese e il genovese mostra un paio di tarantole. qui si capisce subito che il posto è sì bellissimo ma c'è pieno di bestie tipo scarrafoni giganti che vengono mangiati dai caribou (?) o simili una via di mezzo tra gli avvoltoi e i tacchini (non sono proprio avvenenti), nell'altra stanza di f. + s. hanno trovato una rana e sul retro un varano. se non fai caso al fatto che potresti morire da un momento all'altro da un animale che sembrerebbe insignificante, questo posto è bellissimo.

30 nov - giorno 4
mattina visita al paese, scuola, biblioteca, le signore che cuciono gli abiti per i bambini che vanno a scuola (febbraio), mototaxi, la chiesa, il fiume basso con una siccità che va avanti da tre mesi. oggi ha tuonato un po' ma le nuvole sono aumentate di poco, non ha piovuto.
pomeriggio gita con la barca, passeggiata a piedi in mezzo ad alligatori delfini pesci iguana mucche cavalli uccelli formiche giganti insetti baracche sull'acqua fino al lago do preto. bello bello. però mi sono quasi scottato. domani rio delle amazzoni. alla sera festa nella piazza del paese dove noi siamo guest star. fortunatamente non dobbiamo né cantare né ballare ce ne stiamo seduti a bere una bbira. vendono torte e altra roba da mangiare per la chiesa, quella cattolica. c'è una discreta concorrenza, ho visto anche la battista, gli avventisti del settimo giorno, il condomblè e altre.

1 dic - giorno 5
il primo di dicembre e sono a 33 °C. mattina gita in barca sul rio delle amazzoni e nella foresta. visita ai produttori di cacao. preso liquore al cacao, dovevo prendere anche la marmellata al cacao. sottobosco molto secco, si vede che non piove da 3 mesi. anche oggi molto tuonare e nuvole cariche per nulla, niente pioggia.
natura all'ennesima potenza, alberi insetti animali che sembrano una cosa più grande dell'essere umano. per fortuna sembra che i brasiliani siano consapevoli di quanto l'uomo stia cercando di prevaricare e devastare la natura e stiano tentando di porvi rimedio. per il brasile e il pianeta c'è forse un futuro. oggi.
pranzo a itapiranga, paesino sul fiume, attraversato da torpedoni di pellegrini che vanno a visitare un santuario dove è apparsa la madonna. tutto il mondo è paese.
compagni di viaggio buoni, nessuno escluso. s. goloso e tranquillo quando non è sotto stress, f. gradevole, g. solo un po' introverso ma va bene per ora, non si è eclissato troppo. i primi 4 giorni sono andati bene ok anche l'apparato digerente e la schiena. devo decidere cosa abbandonare qui per fare posto agli acquisti.
a itapiranga al ristorante c'era una ragazza, decisamente giovane e bellissima, che cullava un bambino, secondo me non suo. forse la più bella da quando sono qui. anch'io ho visto la mia madonna. in questa precisa parte del brasile la popolazione è piuttosto indio, anche se la varietà è ampia. stasera fanno la festa alla cooperativa che gestisce la pousada che ci ospita (cioè, non fanno una festa, devono discutere dell'anniversario della cooperativa - 16 anni - e del matrimonio di un cooperante) quindi niente pappa lì, ce ne andiamo al paesello al ristorante della sorella di vicente (uno dei cooperanti che parla italiano. gli manca l'indice destro. quando si è accorto che gli guardavo un secondo di troppo ha fatto una faccia come si accorgesse solo in quel momento della mancanza) a base di carne asada (buona) e solito: fagioli, pasta, riso, insalata, musica brasiliana in tv, cerveja e guaranà.
è tutto il giorno che giocano a calcio in spiaggia, ieri sera le donne. poi ho visto che giocano a pallamano al coperto e pallavolo. sono molto attivi fisicamente, praticano molto sport e non solo calcio, anche se forse sono una nazione più malata di pallone di noi. a differenza di noi però sono molto attaccati alla nazionale, anche quando perde.
sono un po' indietro con i regali. età media molto bassa figliano prestissimo, ubriachi meno di altri posti americolatini pochissimi fumatori. sto rimanendo indietro con delillo (iniziato da poco).
nella preforesta di oggi mi sono ritrovato in mano uno scorpione microscopico. conferma della sensazione di imminente pericolo, costante. domenica a quanto pare si fa il bagno nell'amazzonia. speramobbene.
Don DeLillo, Great Jones Street. gli americani che scrivono di rock sono come gli italiani che parlano di calcio: bisogna essere bravi per non annoiare e ripetersi. l'idea in fondo è buona ma per quello che ho letto ci sono un po' di forzature, già dall'inizio gira su se stesso. vedremo.

2 dic - giorno 6
giornata al labirinto. risaliamo la corrente dell'urubu. si chiama labirinto perché a un certo punto il fiume si abbassa di livello, si formano canali e sei costretto a girarci in mezzo per non finire in una secca. ci sono diverse lingue d'acqua, il periodo di siccità non aiuta il livello d'acqua è talmente basso che in poche mosse ci ritroviamo a scendere continuamente dalla barca per alleggerirla e spingerla. per fortuna il sole non martella più di tanto, la mattina ha piovuto e le nuvole hanno vegliato su di noi tutta la giornata. ovviamente a mano a mano che entravamo nella foresta, essendo pluviale l'umidità aumenta, dopo pranzo addentrandoci ulteriormente ha cominciato a scrosciare deciso. abbiamo mangiato in una casa di villeggiatura in mezzo alla foresta, quindi assieme a insettoni condor altri uccelli, tra piccole piantagioni di manioca ananas mango, con serpenti che però non si vedono ecc. pranzo con riso carne pesce e verdura e banane cotti sulla griglia e stesi su foglione/piatti/tovaglie. il tutto sciacquato nell'acqua stagna del fiume. mah... va bene che poi si cuoce sul fuoco, ma spero di non prendere la madre di tutti i cagotti. speriamo nelle dozzine di vaccini fatti. dopo pranzo proseguito sotto l'acqua e raggiunto una costruzione di legno tipo palafitta, una specie di riparo rialzato da dove si gode una vista notevole. siccome pioveva, lì sotto ha trovato riparo un cento piedi (?), una specie di di millepiedi gigante arancione, molto velenoso. "uccide un tapiro solo a tokarlo, state lontani che salta (belandi)." pure. siccome per la prima volta la nostra guida era molto prudente, noi eravamo mooolto preoccupati e guardinghi. una volta liberati dell'ospite (o eravamo noi gli ospiti?) stavamo per tornare alla barca. per scherzo s. mi fa: "guarda sotto l'impermeabile (appeso ad asciugare) se ce n'è nascosto un altro". e c'era. cagatomi addosso l'ho buttato per terra e con un bastone l'ho buttato giù. ho rischiato di essere avvelenato a due ore e mezza di barca dal primo ambulatorio che non sono sicuro avesse l'antidoto per la bestia (se esiste). ci ho messo un po' a indossare di nuovo sta giacca, "certo che qui ostia rischi di morire per un cazzo di insetto gigante"; "per non parlare di tutto il resto: a dar retta alla guida, potrebbe sbucare da ogni pietra o cespuglio il pesce elettrico, l'alligatore testa di pietra, il cobra corallo e tutta la sua cazzo di famiglia". ma ne vale la pena, perché è la cosa più bella passare attraverso la foresta. ritorno alla barca, navigazione nella foresta, labirinto, secche, barca spinta, casa base. domani ancora barca + pesca piranha. speramobbene, a me la pesca è sempre sembrato uno sport (?) del cazzo. oggi niente bagno perché pioveva, ma non so se l'avrei fatto anche col sole. in compenso piedi nudi dentro la sabbia/mota/alghe dell'amazzonia. è bastato un acquazzone la mattina che venissero fuori mosquitos e insetteria varia che rompe i maroni. non oso immaginare nella stagione delle piogge.
[in brasile non ci sono i comodini. e di conseguenza nemmeno le abat-jour]

3 dic - giorno 7
stamattina passeggiata nella foresta - non primaria. caldo umido ma sopportabile. prima visita ai contadini produttori di tapioca, che deriva dalla manioca. interessante i primi 3 minuti, perché siamo in mezzo ai polli, maiali, cani e gatti scheletrici, quasi subito divento insofferente e pure intollerante. bambini/e che escono da tutte le parti, albero di mango, povertà varia poi finalmente ce ne andiamo dopo congruo compenso per la loro disponibilità a spiegarci come producono quella sbobba insapore/grama che è la tapioca. giro in foresta non opprimente.
pranzo alla pousada, pomeriggio pesca di piranha. presi 2 + altri due scappati. non mi è piaciuto pescare, per fortuna è finito presto, continuo a considerarli uno "sport" (?) del cazzo. giornata positiva, nonostante tutto.
la foresta anche se così secca mi piace molto. peccato non potersi addentrare nel polmone verde della foresta primaria più di tanto, pare che già così sia pericoloso. ieri a me col centopiedi, oggi a s. con un nido di vespe notturne che ha capocciato involontariamente e che lo hanno dolorosamente punto 4-5 volte, capita un po' troppe volte di rischiare l'incolumità.
di sera raccattiamo la nostra roba, salutiamo e partiamo per manaus. il viaggio è una sorta di prova di velocità su una meriva marchiata chevrolet in 5, con un fanale rotto nel cuore della notte in amazzonia. sembra di essere su una macchina da rally. ci fermiamo 2 volte, gli chiediamo di andare piano ma arriviamo presto lo stesso. adesso stiamo aspettando il volo per salvador de bahia - solito imbarco multiplo per cui ci sono più voli allo stesso gate la gente si accalca e non ci si capisce più un cazzo. l'organizzazione e la puntualità non è il forte dei brasiliani. c'è da dire che la loro flemma li preserva da stress nervosismo tensione suicidi cavallette e rane che cadono. quasi quasi li invidio anche per questo.
a differenza degli altri voli, TAP/TAM, questo è un varig, quindi niente airbus ma boeing americano 737 che non ha la fila 13, in usa sono superstiziosi. se lo dovrebbero ricordare quando assegnano i posti se no succede un altro casino, come puntualmente accade. meno male che ci sono posti liberi, e il fortunello passa alla fila 30. manaus -> belem -> fortaleza

4 dic - giorno 8
[i brasiliani usano l'aereo come fosse l'autobus, date le distanze. passiamo sopra la città di presidente prudente. in quell'aeroporto non ci sono stato. ancora.]
-> recife -> salvador de bahia
[pagina 90 di Great Jones Street. comincia a stancare, troppo forzato, il lavoro di DeLillo sulla parola qui mi sembra molto più primitivo che in Underworld o White Noise.]
finalmente a salvador de bahia. un tassista ci porta alla casa encantada a itapoà, un sobborgo sull'oceano di salvador de bahia. qui a salvador sono tutti asserragliati in casa: muri di cinta alti, filo spinato, elettrificato, cani da guardia, guardie armate... dicono stia diventando come rio de janeiro, quindi prudenza quando si va in giro. a c.e. incontriamo maria e loris, i responsabili del progetto, che si riveleranno ospiti di riguardo. due figlie, pazienti e disponibili. cena con parenti italo-brasiliani di f. in piazza a itapoà con purpett strane con gamberetti sopra. domani è domenica, gita sul litorale.

5 dic - giorno 9
primo giorno intero a salvador. mattina visita al centro tartarughe marine tamar a praia do forte. aiutano le tartarughe a deporre le uova, progetto di ripopolamento, parco marino didattica ecc. tipico caso di greenwashing della petrobras, bello ma rimane sempre un retrogusto amaro in bocca. pomeriggio al mare litorale settentrionale di bahia che essendo domenica è piuttosto affollato di locali in gita. giusto all'inizio abbiamo trovato una manifestazione contro il pedaggio su una strada. strade pubbliche -> private -> pedaggio. tutto il mondo è paese. lula/dilma/marina
[per un prossimo viaggio simile, qualcosa per gli insetti, ovvero:
* piastrine + fornelletto
* polaramin o + potente
* rimedio immediato punture vespe/calabroni/altre bestie con ammoniaca o simile]
cena in una pizzeria napoletana. buona e pizze oversize. serata film Si può fare con claudio bisio. si può evitare.
[cazzo ma g. beve di brutto, oggi due birre - che tra l'altro non ha pagato - a pranzo con il caldone e stasera ha insistito per un cabernet sauvignon del cile, con la pizza. con questo caldo proprio una scelta geniale.]
prima sera a c.e. coppi sul tetto a vista in camera, non c'è soffitto intonacato (si dice così?), bella, un pochino usurata ma va bene. per il poco di brasile che ho visto direi alloggio qualità medio-alta, al di sopra degli standard. vediamo quanto resisto sotto la zanzariera con il ventilatore acceso. certo che a essere fuori con le spese è diverso. qui ci sono le uscite, i pranzi, le birre/caipirinhe e gli altri extra da pagare, a silves era praticamente tutto compreso sarei stato lì tutta la stagione secca.

6 dic - giorno 10
dormito un cazzo. le zanzare mi hanno infestato tutta notte, ho provato con la zanzariera, senza, tirata sotto, col ventilatore piano, forte, fisso, oscillante ma niente. mi hanno mangiato e ho continuato a grattarmi dalla testa ai piedi ogni 5 minuti.
[g. è talmente lento che stare con lui mi permette di riflettere sull'universo che si espande.]
giornata dedicata alla città di salvador e il suo centro. il faro/bastione sao antonio da barra è il primo insediamento dei portoghesi, ora diventato museo navale. riproduzione del pelourinho, il palo a cui legavano gli schiavi africani quando dovevano essere puniti (frustati), che ha dato il nome al quartiere centrale della città, data la sua collocazione originale ("ci vediamo al pelourinho"). fuori dal centro storico e dai quartieri residenziali medioborghesi ci sono 600 favelas e quartieri popolari in cui vivono milioni di persone senza lavoro fisso, soldi, acqua potabile, luce a gas, se va bene in baracche e se va di lusso in case di mattoni, in balia dei narcos e della violenza. mi dicono che lula ha fatto molto in 8 anni di presidenza e ha risollevato dalla povertà decine di milioni di persone. di certo resta ancora molto da fare. 190 milioni di persone, una superficie superiore all'europa, pari a 30 volte l'italia, 5mila morti ammazzati da arma da fuoco solo nella fascia 17-26 anni - un'arma costa 300 euro e ("dicono che") la vendano anche i poliziotti sottobanco, che di sicuro non vanno per il sottile nella repressione della criminalità, ci sono molti studi/indagini/reportage a riguardo, e il confine tra criminalità e forze dell'ordine spesso è troppo sottile. uccidere (o morire) per strada può costare molto meno di 100 euro, nelle metropoli brasiliane, ancora meno per mano di semplici tossici.
arriviamo al mercato popolare vicino al porto, solito mercato hard con puzza di carne, teste di animali sul bancone, rivoli di acqua putrida ecc. esperienza interessante, dura poco. caipirinha a nossa senhora. chiesa de bonfim (azulejos portoghesi), centrostorico/turistico, convento sao francisco con chiesa barocca rococò dorata e pesante quasi alla nausea.
[le cose che non mi mancheranno di bahia sono lo smog, il traffico, il contrasto tra povertà estrema ed esibizione di ricchezza. opulenza e carnevale. certo, è anche per questo che sono qui.]
alla sera prima di cena siamo passati in un negozio a prendere dei cd. per s. bossa nova fighetta (gaetano peloso), per me percussioni/condomblé, g. uno dei miei. degustazione liquori in una bottiglieria (aperitivo a stomaco vuoto) e cena in un locale con stuzzichini. rissa evitata con un ubriaco che voleva litigare con i turisti. ci dirigiamo verso un concerto del cortejo afro, molto ma molto bravi. gruppo sul palco e percussionisti di fronte, livello terra, dietro il pubblico. sarebbe la formazione tipo dei carri del carnevale a bahia (trio elétrico). impressionato dalla bravura, divertenti e tecnicamente eccelsi. si balla al ritmo di samba. hanno due tipi di vestiti di scena differenti, entrambi in bianco e blu, i percussionisti in ossequio alle origini e alla natura dei ritmi sembra indossino abiti afro, la band sul palco tuniche "da carnevale" sempre bianche e blu.
[l'afrodiscendenza è molto visibile a bahia, il 90% degli abitanti ha antenati schiavi, ma ovviamente il potere è saldamente nelle mani dei bianchi, i deputati nazionali e federali sono per la gran parte bianchi, talvolta abbronzati (come definirebbe b. una mescolanza di etnie), raramente neri o indio. nelle pubblicità per strada o in televisione i protagonisti sono bianchi, belli, biondi. per strada i poveri sono spessissimo scuri di carnagione. anche a questo lula ha cercato di dare una soluzione, rendendo obbligatorio per esempio lo studio dell'afrodiscendenza (ce lo dice loris a bahia, e abbiamo visto i libri di testo a silves) e cercando di far studiare gli afrodiscendenti che altrimenti non potrebbero permettersi il lusso di andare a scuola, introducendo delle quote. gli effetti non si vedono ancora, ovviamente, e altrettanto ovviamente tutto questo non dà da mangiare, o protegge dalle pallottole sparate per strada. è arduo lasciarsi alle spalle 500 anni di oppressione. speriamo che tutto questo serva a qualcosa, e che dilma prosegua su questa strada.
quello che mi mancherà della minuscola parte del brasile che ho visto sono i manghi!, l'onnipotenza della natura, il modo che hanno le persone di illuminarsi quando sorridono (soprattutto i bambini, ma anche gli adulti) nonostante vivano in condizioni che noi definiremmo difficili, di povertà o di pericolo sociale. non so se vivrei qui, forse no. brasile sì, ma non il caldo umido dell'amazzonia né la frenetica caotica disordinata metropoli di bahia, entrambi potenzialmente pericolosi, soprattutto per un bianco implume come il sottoscritto.
[cose come i capelli pitturati di berlusconi, che somigliano tremendamente al baffi disegnati di groucho marx (entrambi creano un effetto surreale uno volontario l'altro meno), permettono di riflettere sulla precarietà e temporaneità dell'uomo. l'uomo più potente d'italia avverte l'esigenza di disegnarsi una maschera sulla faccia, come un faraone o un Luigi XVI qualsiasi.]

7 dic - giorno 11
sant'ambroeus a 30 °C. giornata dedicata alla visita di un sientamento di sem terra. il movimento sem terra è un'associazione nata 25 anni fa per dare la terra a chi non ce l'ha. il brasile è il paese sia delle grandi industrie sia soprattutto di immensi latifondi. poche persone che possiedono sconfinati appezzamenti che troppo spesso non vengono neppure coltivati. per questo motivo alcune persone partono dalle favelas (lavoro saltuario e mal pagato no casa no cibo vita precaria alcol droga armi soprusi narcos trafficanti morte aspettativa e qualità di vita molto basse) e tentano di occupare questi latifondi non sfruttati, appropriandosi della terra per lavorarla. dopo 25 anni di lotta, 1500 morti ammazzati dai sicari dei proprietari e dalla polizia, 400mila persone possiedono un pezzo di terra, una casa per la propria famiglia e un altro che lavorano in condivisione per le esigenze della comunità. una sorta di applicazione del socialismo a cui sono stati riconosciuti dal governo federale alcuni diritti.
in macchina passiamo attraverso zone collinari molto verdi e monocolture di canna da zucchero (bioetanolo) e bambù, che uniscono al cartone riciclato per produrre carta da pacchi. visita di santo amaro, mercato di contadini (e città natale di caetano veloso).
in un'ora e mezza abbiamo raggiunto un asientamento di sem terra. ogni famiglia ha una casa e il proprio appezzamento, la terra in comune viene coltivata a turno da tutti e i suoi frutti divisi tra loro e l'aiuto che danno a chi nel frattempo occupa tramite un accampamento ma non ha ancora visto riconoscersi ufficialmente il diritto di farlo. pranziamo in una di queste famiglie, visita della terra, della riserva protetta accanto al villaggio, la pompa dell'acqua, la scuola all'interno e così via. molto interessante. il lavoro è duro, non diventeranno mai ricchi economicamente ma conquistano dignità senza rischiare di morire ammazzati nelle favelas. hanno un minimo di speranza nel futuro attraverso la lotta politica. per fortuna non c'è indottrinamento, anche se l'orientamento politico è chiaro, cercando di conquistare diritti di cui già dovrebbero godere. pur non condividendo le idee politiche e la condivisione (non estremizzata, non costituiscono una comune, e la proprietà privata non è in discussione), chi cerca di rendere giustizia in modo pacifico a torti soprusi e prevaricazioni subiti da secoli ha la mia solidarietà.

8 dic - giorno 12
immacolata. non riesco ad abituarmi agli addobbi natalizi associati alla spiaggia o a questo clima decisamente diverso dal nostro a dicembre. è festa anche qui, quindi niente uscite, giorno di relax. io e g. andiamo al mare, ovvero l'atlantico e non essendoci a itapua una baia protetta, anche qui c'è una bandiera rossa e il bagno diventa una semplice passeggiata con l'acqua sotto la cintola, perché le onde e la corrente non consentono di più. prendo il sole (g. all'ombra). un po' sole un po' nuvole e ovviamente mi arrostisco e alla sera le gambe scotteranno. pranzo in un bar. tutto è chiuso i bahiani fanno festa in spiaggia con birra a fiumi e musica latinoamericana sempre uguale, inarrestabile che esce da enormi casse che spuntano dai bagagliai delle macchine. ogni cosa è sproporzionata, tanta birra, musica a tutto volume, tanta gente tanto sole tanto caldo tanto casino. i costumi indossati dalle donne invece sono micro. il topless è vietato, col risultato che quei lembi di tessuti sottodimensionati che strizzano i corpi femminili sono peggio (o meglio, a seconda dei gusti) del topless, sono pura pornografia (che schifo/urrah): a seconda dell'età di chi li indossa è pornolandia, cattivo gusto o paradiso degli orchi.
casa encantada mi piace molto, ma nella mia camera c'è il materasso più sottile su cui abbia mai dormito. è una sottiletta di gommapiuma consumata. praticamente dormo sulla rete, che poi sono 4 assi di legno incrociate. non c'è soffitto, ma forse questo l'ho già scritto, per cui sopra ci sono delle aperture. da lì possono entrare insetti e piccoli (...) animali. oggi pomeriggio ero in stanza al buio (piove) ed essendo sdraiato sul letto a leggere ho visto l'ombra di qualcosa che passeggiava su una trave, sperando fosse una lucertola... stasera niente zanzariera. piove. mi mangiano vivo lo stesso, tanto vale non intrappolarsi. e domani a casa do sol ma senza macchina fotografica, ostia. precauzione necessaria (evitare di portarsi oggetti di valore) perché prendiamo mezzi pubblici in zone poco sicure. contrariato. devo in futuro ovviare a questo inconveniente senza svenarmi. altrimenti niente immagini memorabili.

9 dic - giorno 13
mattina a casa do sol. per raggiungerla ci abbiamo messo un'ora e mezza, che vuol dire 40 minuti di attesa dell'autobus e altrettanti per il viaggio, con l'autista che guida come un pazzo nel traffico con un mezzo scassato e pieno di gente.
è un centro per ragazzi dai 3 ai 20 anni che vivono nel sobborgo di cajazeiro. per sobborgo si intendono almeno 500mila abitanti. l'esodo di persone dalle zone interne rurali alle aree metropolitane del brasile sta avvenendo in maniera talmente massiccia e repentina che non si riesce a dare una casa a queste persone. la situazione è fluida, non riescono a capire bene nemmeno quanti siano. nascono accampamenti (tende e ricoveri di fortuna), occupano delle zone con baracche di lamiera (e spesso eternit, che qui non si sta affatto smaltendo, anzi, si produce a pieno ritmo perché costa meno della lamiera; all'obiezione circa la sua pericolosità i brasiliani più volte ci hanno risposto che costa poco, e dove viene utilizzato l'aspettativa di vita è talmente bassa che la gente non si aspetta di vivere così a lungo da contrarre, sviluppare e morire di tumore. nella mia testa cerco di formare un'immagine realistica e concreta ai 5mila morti ammazzati poco più che adolescenti. una volta facevano pure le cisterne per l'acqua piovana in eternit. meno male che quelle di plastica costano meno), legno o per i più fortunati in muratura. se riescono a resistere qualche anno, se non li cacciano via, se non danno troppo fastidio acquisiscono il diritto a restare e a costruire, trasformando così gradualmente la favela in quartiere popolare, fatto di case vere e proprie, a volte costruite dalla pubblica amministrazione. queste ovviamente sono migliori di quelle tirate su dagli abitanti, una sull'altra in modo caotico, senza fondamenta e che a vedersi sembrano alveari.
è in questo modo che il sobborgo di cajazeiro è arrivato ad avere mezzo milione di abitanti - su un totale di 3,5 milioni di salvador - cresciuto talmente in fretta che qui i quartieri non hanno un nome bensì un numero: cajazeiro 1, 2, 3... fino all'11. in tutto questo casino ovviamente ci sono infiniti problemi, qui la gente ha poco o nulla, sono presenti immancabili lo spaccio di droga, le armi, i boss della male, i morti ammazzati e la carne da macello come sempre sono i più deboli, donne, vecchi e bambini.
in questo contesto anni fa atterra dall'alto adige luis lintner, missionario cattolico che crea un servizio di assistenza a bambini/ragazzi dall'asilo all'alfabetizzazione al doposcuola per i più grandi fino alla preparazione all'esame di ingresso all'università pubblica (che è gratuita e di qualità ma molto selettiva). per questa attività padre luis è stato ammazzato nel 2002, forse dai narcos. ci viene raccontato che c'è più di un sospetto (ma ovviamente è un'illazione dato che non ci sono prove) che a ucciderlo sia stata la polizia perché poco prima lintner stava tentando di raccogliere informazioni sull'assassinio di claudio, un suo collaboratore. non so dire quale delle due ipotesi sia peggio.
nonostante tutto questo l'attività di casa do sol va avanti, e oggi ospita - tra tutte le fasce di età - attività per 350 persone, con educatori, volontari o regolarmente stipendiati, collaboratori e semplici persone che cercano di risollevarsi. in questa struttura i più piccoli stanno tutto il giorno: mangiano, giocano, si lavano, dormono, fanno attività in comune e soprattutto crescono in un ambiente lontano dal potenziale inferno che li aspetta fuori.
stasera piove. prima un breve scroscio che ha smesso subito. ora ricomincia più insistentemente. nel frattempo ho finito Great Jones Street. in serata in taxi andiamo in una churrascaria. cena a buffet + extra, 7-8 tipi di carne. buona ma non indimenticabile. l'acqua continua a scendere copiosa, gocciola anche dentro la stanza, ora che siamo tornati alla base. l'ombra intravista ieri su una trave ritorna più nitidamente stasera, sempre sul soffitto e in giardino che scendeva da una pianta. se è una lucertola è proprio grossa... l'immaginazione fa brutti scherzi.
iniziato La fame che abbiamo (How Hungry We Are) di Dave Eggers. tuttiracconti (il secondo si intitola Che effetto fa quando in un paese lontano una folla prende un soldato che rappresenta la vostra nazione, gli spara, lo trascina giù dal suo veicolo e quindi lo mutila nella polvere).

10 dic - giorno 14
mattina, piove ancora. e allora mare lo stesso a praja do flamenco con autobus ma niente sole, nuvole all the time. solo bagnettino, poi riposo e lettura sotto l'ombrellone (necessario perché mi sarei scottato ancora di più anche con le nuvole).
pomeriggio ritorno, tempo di una doccia poi lezione di percussioni. io e il ritmo non siamo parenti, neanche alla lontana. poi ci uniamo a un gruppo di capoeira del quartiere popolare di portao. molto bello, molto energico e positivo. una lotta incruenta e coreografica. bambini e adulti del quartiere, dentro una scuola. i maestri sono spettacolari, ma anche i ragazzi sono bravi. torniamo a itapuà, il tempo di un bisù e una birra poi a nanna, sotto l'acqua a catinelle.

11 dic - giorno 15
ultimo giorno, tempo infinito in autobus per raggiungere il centro ultimi acquisti inutili poi con il taxi raggiungiamo i parenti brasiliani di f. pranzo da loro poi ci riaccompagnano a c.e.; s. + f. mi trascinano in taxi alla spiaggia a 4 km per fare surf. dopo 10 min. di taxi in coda li mollo e mi faccio una passeggiata lungomare mentre loro proseguono (penso). merenda per finire gli spiccioli e preparazione bagagli.
sto togliendo le infradito e mettendo pantaloni lunghi, calze e scarpe chiuse. sob.

mi mancheranno sullodati i sorrisi dei bambini, l'anguria all'immacolata, il succo di mango e questo cazzo di caldo, umido ma non troppo.