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17 giugno 2018

24 gennaio 2011

J. Ellroy, Corpi da reato (99)

mucchio di ritagli di racconti, scarti, lavori preparatori per romanzi. ma la potenza di el roi c'è.
★ ★ ★








p. 39
Mi portavano al cinema e mi incitavano a leggere libri. Mi raccontavano storie di ogni tipo. Mi rimpinzavano di trame. Sono cresciuto all’epoca del film noir e nell’epicentro del film noir. Leggevo Confidential, Whisper e Lowdown gia prima di imparare ad andare in bicicletta. Mio padre diceva che Rita Hayworth era ninfomane. Mia madre faceva da balia a vecchi attori alcolizzati. Mio padre mi indicava gli specchi trasparenti dell’Hollywood Ranch Market e mi diceva che servivano a spiare i taccheggiatori e a beccare in flagrante i maneggi degli omosessuali. Vidi Plunder Road e The Killing e appresi che i colpi perfettamente organizzati finiscono male perché i rapinatori sono dei perdenti autodistruttivi che giocano una partita a scacchi predestinata contro l'autorità costituita.
Johnnie Ray era checca. Lizabeth Scott era lesbica. I musicisti jazz erano tutti dei tossici. Tom Neal scempiò a legnate Franchot Tone per un sorcone biondo di nome Barbara Payton. L’Algiers Hotel era un rinomato "scopatoio". Un nano carogna di nome Mickey Cohen controllava i racket di Los Angeles dalla sua cella nel penitenziario di McNeil Island. In realtà Rin Tin Tin era femmina, in realtà Lassie era maschio. Los Angeles era un inferno fuligginoso che orbitava sotto una stella buia, accecato dal bagliore dei flash dei giornali scandalistici. Un abitante su tre era guardone o ladro o omosessuale o truffatore o fiuta mutande o prostituta o strafatto di ero o strafatto di anfe o magnaccia. Gli altri due terzi della popolazione erano composti di culistretti che cercavano di resistere all’impulso di sbirciare, rubare, truffare, omosessuare, strafarsi di ero/anfe, fiutare mutande. Tale abnegazione di massa aveva provocato una dislocazione sismica con conseguente scostamento di sei gradi di Los Angeles rispetto all’asse centrale del pianeta Terra.
A nove anni conobbi una versione concentrata di quanto sopra. La conobbi perché a Los Angeles ci ero nato e perché i miei genitori mi raccontavano storie di ogni tipo e bugie di ogni tipo. La conobbi perché leggevo libri e andavo al cinema e perché al Vangelo della Chiesa Luterana preferivo i giornali scandalistici. La conobbi perché il 22 giugno 1958 qualcuno trucidò mia madre e riuscì a passarla liscia.


p. 183
La morte di mia madre corruppe la mia immaginazione e corroborò la mia idea che in realtà esistessero due Los Angeles. Due Los Angeles parallele. Io razzolavo nell’artificiosamente integra Los Angeles. Visibile. Evocavo la Los Angeles Segreta come antidoto alla noia della Los Angeles Visibile.
La Los Angeles Segreta era SESSO. Era l’orrore e l’emozione di un bambino che sbatte il muso contro l’evidenza dell’esser nato da una scopata. Era la risata empia di mio padre e il decostruzionismo dei giornali scandalistici. I giornali scandalistici mostravano la fragilità e la disponibilità dei belli & mondani. I belli & mondani erano spinti e guidati da banalissima lascivia. Le loro pulsioni ce li avvicinavano. Se una certa sera il vento soffiava in un certo modo potevi avere la fortuna di fartene qualcuno.
La Los Angeles Segreta era CRIMINE. Era Stephen Nash che massacrava un ragazzino sotto il molo di Santa Monica. Era Harvey Glatman e le scalcinate fotomodelle che si divertiva a strangolare. Era Johnny Stompanato accoltellato dalla figlia di Lana Turner due mesi prima della morte di mia madre.
Il 22/6/58 il CRIMINE si fuse col SESSO. La mia Los Angeles Segreta annichilì quella Visibile.
Ci ho abitato per trentanove anni. Ho ricostruito la Los Angeles degli anni Cinquanta sia nella mia mente sia nei romanzi che ho scritto. Non ci ero venuto spregiudicato e non ne sono ripartito pregiudicato. Ho abitato nella Los Angeles letterale e ho sognato la mia Los Angeles personale. Dalla Los Angeles letterale me ne sono andato sedici anni fa. Ormai mi era troppo familiare. Dalla Los Angeles Segreta me ne sono andato un romanzo e un memoriale fa. Ero fermamente deciso ad abbandonare Los Angeles come scena narrativa. Correvo il rischio di abusarne.
Poi sono finito daccapo nella Los Angeles del ‘53. Un uomo ha fatto un film e ha ripristinato il mio ergastolo a Los Angeles.

23 novembre 2008

Brian De Palma, The Black Dahlia (2006)

Liberamente tratto dal romanzo di El Roy (e ovviamente ispirato al fatto di cronaca nera).
La ricostruzione (orchestrata da Dante Ferretti in Bulgaria) è perfetta. Molte scene, soprattutto il luogo del ritrovamento di Elizabeth Short, sono esattamente come me le ero immaginate, soprattutto quando leggevo I miei luoghi oscuri. Ma forse questo è merito di Ellroy, che dipinge un quadro con quattro pennellate.
Il resto è superfluo. Non ci siamo con i personaggi. la dalia e la bionda non vanno bene, Scarlett Johanson spaesata, Hilary Swank si salva (eccome), Josh Hartnett non sa se fare Humphrey Bogart o Dashiel Hammett e fa sbellicare. Alla fine sembra Warren Beatty in Dick Tracy. Che pena.
Bruttino (2 - De Palma delusione), ma fa veramente impressione la ricostruzione scenografica.

03 settembre 2008

pagina 355:

Il piacere facile è una maledetta tentazione. Alcool e droga e sesso occasionale ti forniscono uno surrogato di quel potere cui ti avvii a rinunciare. Distruggono la volontà di condurre una vita decorosa. Favoriscono la delinquenza. Distruggono i rapporti sociali. Lo avevo imparato grazie alla dinamica del riguadagnare il tempo perduto. Gli esperti attribuiscono alla povertà e al razzismo la responsabilità dei delitti. Hanno ragione. Il crimine è una piaga morale concomitante, con origini comuni. Il crimine è energia virile malriposta. Il crimine è collettiva smania di resa estatica. Il crimine è smania romantica andata a male. Il crimine è accidia e caos su scala epidemica. Il libero arbitrio esiste. Gli esseri umani sono meglio della cavie da laboratorio. Il mondo è un luogo incasinato. Ma la responsabilità è comunque di tutti quanti.

(james ellroy - i miei luoghi oscuri)
pagina 301:

Mi costrinsi a evitare di giudicare. Sapevo che i miei criteri di rifiuto per la teoria del serial killer erano in parte puramente estetici. I serial killer mi annoiano e mi danno ai nervi. Nella vita vera i serial killer sono una rarità statistica e una piaga dei mezzi di comunicazione. Romanzi, film, telefilm li celebrano come mostri e sfruttano il loro potenziale per dare succo a trame inerti. I serial killer sono unità maligne autonome. Servono a mettere in risalto piedipiatti banali. La maggior parte di essi ha subito orrendi traumi infantili, i cui particolari vanno bene per facili tirate pseudopsicologiche e li accreditano di un certo orgoglio vittimistico. I serial killer fanno paura quando scatenano il bambino irrisolto che hanno dentro. I loro comportamenti iperbolici affascinano lettori e spettatori, cui poi ripugnano le loro estasi demoniache. I serial killer sono aristocratici; sono alla moda, fascinosi e intriganti. Blaterano concetti nicciani. Sono enormemente più sexy di un coglione pervertito che fa fuori due donne per libidine e strizza, e per la perfetta pressione su un grilletto da due soli colpi.
Io stesso ho avuto a che fare con i serial killer. Tre romanzi fa li ho scentemente rifiutati. Servono al massimo come contorno. Da qualsiasi altro punto di vista letterario non valgono un cazzo.


(james ellroy - i miei luoghi oscuri) 
pagina 351:

Quella conclusione minava la mia fondamentale legge dell'omicidio: la furia criminale deriva da timori lungamente repressi portati a un provvisorio stato di coscienza dall'irripetibile alchimia tra assassino e vittima. Due stati inconsci entrano in connessione e creano un punto critico esplicativo. L'assassino sa. L'assassino va avanti - "Non so cosa mi è preso, so solo che dovevo farlo". La vittima fornisce cognizione all'assassino. La vittima donna trasmette segnali in codice sessuale. Guarda un po' quello smalto scheggiato sulle unghie. Guarda un po', due secondi dopo che sei venuto, quanto fa schifo scopare. Il codice sessuale è sottotesto di pura misoginia. Tutti gli uomini odiano tutte le donne per quelle ragioni certe e accertate che essi dibattono quotidianamente a via di barzellette e vanterie.

(james ellroy - i miei luoghi oscuri) 
pagina 266:

Il caso aveva tre mesi di vita. Era già diventato il più importante omicidio di donna di ogni tempo. Il caso Dalia nera era stato un caso grosso - molto Los Angeles. Il caso Simpson lo eclissò in fretta. Era enorme. Era epica arte dell'interpretazione. Era un circo multimediale allestito in pura malafede, basato sulle tremule fondamenta di un goffo squarta-e-fuggi. Tutti quanti sapevano che a uccidere era stato O.J. I dotti batterono quella verità e fecero cose da pazzi per cercare verità nascoste e precedenti empirici. I falchi dei media sfruttarono con più ferocia la verità. Vedevano il caso O.J. come un microcosmo volgare. Culi e cocaina. Narcisismo da palestra e la schiavitù bidirezionale di un mondo basato su alimenti milionari. Il pubblico del livello infimo connotò il delitto. Volevano lo stile di vita pacchiano di O.J.; non potevano averlo; si accontentarono di un ipocrita dramma moralistico che gli spiegava perché quello stile di vita fosse da rifiutare.

(james ellroy - i miei luoghi oscuri) 
I miei luoghi oscuri, pagina 199:

Bianchi, negri e messicani si odiavano reciprocamente, e tuttavia evitavano scontri razziali. Wayside era un efficiente meccanismo in un sistema ancora funzionante. Il sistema funzionava poiché la popolazione di delinquenti era ancora assai lontana da cifre stratosferiche, e moltissimi delinquenti non ricorrevano alla violenza. In quel periodo la grande droga cattiva era l'eroina. Quella dell'eroina era un'epidemia controllata. L'eroina ti spingeva a rapinare e a far prostituire la tua donna. L'eroina ti rallentava. A differenza di quanto avrebbe fatto più vent'anni tardi il crack, l'eroina non ti faceva sballare né ridurre a pezzi la tua ragazza. Il sistema funzionava perché, il più delle volte, tanto i criminali quanto i delinquenti si dichiaravano colpevoli e non ricorrevano sistematicamente in appello. Il sistema funzionava perché, in epoca pre-collasso, la reclusione era accettabile. I criminali erano pre-psicologizzati. Riconoscevano l'autorità. Riconoscevano di essere feccia, poiché l'avevano visto alla TV o l'avevano letto sui giornali. Erano incastrati in un gioco di ruolo, in cui di solito a vincere era l'autorità. Si compiacevano di trionfi irrisori e si dilettavano nelle macchinazioni del gioco. Il gioco era essere adepti e fatalisti era la cosa giusta. Bastava restare alla larga dalla camera a gas, e il peggio che poteva capitare era la detenzione in penitenziario. La detenzione pre-collasso era accettabile. Si poteva bere pruno e incularsi le checche. Il sistema funzionava perché l'America non si era ancora trovata di fronte sommosse razziali né complotti con assassinio né stronzate ambientaliste né confusione di sessi né proliferazione della droga e mania delle armi e psicosi mistiche legate all'implosione dei media e a un emergente culto del vittimismo - un passaggio che in cinque lustri di chiacchiere vane e rabbiose aveva prodotto un ottundente scetticismo di massa.

(james ellroy - i miei luoghi oscuri) 

james ellroy, i miei luoghi oscuri

(certo che, vista la quantità di refusi, un giro di bozze in più potevano farlo. è vero che i sotto-sottopagati correttori sono un costo, ma potevano privarsi di un paio di cappuccini e fargli dare una rilettura.
e tanto che ci siamo, non so le altre edizioni ma questa che ho tra le mani è rilegata da schifo. per leggerla l'ho praticamente divaricata a ogni pagina. povera bompiani.)

durissimo e inflessibile.
inquietudini morbose e incestuose.
alla fine i fantasmi dovevano palesarsi.
cazzo, se è bello. un romanzo, dentro un romanzo, dentro un altro romanzo. descrizione precisa, lucida, agghiacciante, viva del proprio passato, di ciò che gli gravita attorno, a partire dal peggiore episodio della sua vita, che viene anticipato da e cui seguono tutti gli altri.
gronda realtà, come tutti gli altri lavori, ma questo è il romanzo della sua vita, almeno tanto morboso quanto il resto della sua produzione. nessuno sconto, va in scena lo squallido spettacolo della Famiglia Ellroy. Semplicemente sublime ed etereo.